Daniele Baldelli ha iniziato come dj nel 1969 al Tana Club di Cattolica (RN, Riviera Adriatica, Italia) e successivamente è entrato a far parte del Tabù Club nel 1970. Quella volta non c’erano mixer, auricolari e display! Il lavoro del disc jockey era semplicemente quello di alzare e abbassare i due giradischi a disposizione, non avendo cura dell’eventuale pausa di silenzio tra due dischi. I primi dischi che Daniele Baldelli ha suonato sono stati ovviamente singoli a 45 giri: Ann Peebles, Arthur Conley, Rufus Thomas, Desmod Dekker, Wilson Pickett, Johnny Taylor, James Brown, Booker T., Edwin Starr e Etta James … ma anche: Stooges, Jericho Jones, Steppenwolf, Atomic Rooster, Steely Dan, Creedence Clearwater Revival, Status Quo, Slade, Gary Glitter … Non avendo alcun modello da emulare (si considera forse il dee-jay più anziano d’Italia) Daniele Baldelli ha inventato da solo il suo lavoro alla consolle, praticamente un dee-jay autodidatta, semplicemente seguendo la sua passione per la musica, sperimentando nuove tecnologie e avvalendosi, sin dall’inizio, delle prime batterie elettroniche, tastiere, sintetizzatori e uno dei primi campionatori che aveva solo quattro secondi di memoria! Si sente fortunato ad essere stato un dee-jay dal 1969 ad oggi. Questo gli ha dato l’opportunità di vivere, in prima persona, la storia della musica e della discoteca dagli albori ad oggi. E questo gli ha anche permesso di collezionare più di 70.000 dischi in vinile !!! Sempre alternativo e futuristico, ha lavorato in centinaia di consolle di club. Nel 1979 in Italia è stato aperto il Cosmic, un club in cui Daniele Baldelli ha avviato una tendenza musicale che avrebbe segnato profondamente il movimento della musica underground italiana. Tutto si è sviluppato dal 1979 al 1984, e quel genere si chiamava “Afro”. Ovviamente il termine era, ed è, errato perché quello che suonava al Cosmic era un mix di elettronica, reggae, brasil, jazz, etno, funk, new-wave e afro-beat !!! Daniele Baldelli ha probabilmente interpretato l’africanismo quando ha suonato il Bolero di Ravel sovrapponendolo a un brano di Africa Djolè, oppure un brano sperimentale di Steve Reich su cui ha mixato un brano di Malinke della Nuova Guinea, mescolando il T-Connection con Moebious & Rodelius, scoprendolo nell’Itzito album un brano ipnotico-tribale di Cat Stevens, estraendo l’Africa dai Depeche Mode suonandoli a 33 giri, o trasformando in musica una voce reggae suonata a 45 giri. Mescolando una dozzina di canzoni africane su un pattern di batteria elettronica o suonando insieme una batucada brasiliana con i Kraftwerk, usando gli effetti elettronici di un sintetizzatore per sovrapporli ad alcune canzoni di Miriam Makeba, Jorge Ben o Fela Kuti. E ancora mescolando melodie orientali di Hofra Haza o Sheila Chandra con il suono elettronico dell’etichetta tedesca Sky Records. Attualmente Daniele Baldelli imposta il suo lavoro su due direzioni: una verso il funk a 360 gradi (soul, funky 70, future funk, funk & jazz) avvalendosi anche di musicisti dal vivo (sax, trombone, basso, tastiere); l’altro verso il solo “suono cosmico”: elettronico, etnico, afro-tribale, jazz, reggae, fusion… Tante produzioni e tanti Remix si possono trovare su Sound Cloud e Youtube.
